Facebook, Apple, Amazon, Alphabet, Alibaba: protagonisti della nuova era automobilistica
aziende, comunicazione, cultura & società, news

Facebook, Apple, Amazon, Alphabet, Alibaba: protagonisti della nuova era automobilistica

Oggi non si fa altro che parlare di green economy, riscaldamento globale, ed il tema della mobilità elettrica ci rende responsabili del nostro presente. Monopattini elettrici, bici a pedalata assistita, siamo tutti catalizzati sull'elettrico già da tempo ma a ben esaminare il mercato, quando si tratta di auto, la situazione è congelata, immobile, quasi si trattasse di un argomento di stampo democristiano...
Siamo ormai nel 2020, a parte qualche pseudo colonnina di ricarica, quante auto elettriche "pure" si vedono girare per le città?

Siamo di fronte ad un vero e proprio “paradosso dell’elettrico” che, oggi, ci fa sentire quasi colpevoli di commettere un crimine contro l’ambiente ogni volta che ci sediamo alla guida della nostra cara e vecchia auto termica, senza che ci sia concessa l’opportunità di sostituirla con una di nuova generazione approfittando di incentivi, magari agevolazioni, che ogni governo “verde” dovrebbe concedere come pane al suo popolo.

Siete green sino all’osso e volete acquistare a settembre 2019 una Fiat, Alfa Romeo, Renault, Opel, Peugeot Toyota elettriche 100% per la vostra famiglia? Paradossalmente non potete farlo.

FCA immette a ruota continua “nuove” fiat 500 in tutti gli allestimenti possibili ed immaginabili o l’ennesimo episodio di Jeep Renegade, tutte termiche ovviamente sempre per quel bisogno economico di smaltimento di tecnologie ormai obsolete…

Di soluzioni 100% elettriche, per i comuni mortali, non esistono ad oggi. Accontentarsi solo di un mild hybrid non è la soluzione che ci interessa.

Le ragioni del “paradosso dell’elettrico” a cui stiamo assistendo sono fondamentalmente tre, non in ordine di importanza.

La prima. L’attività di ricerca e sviluppo che sta dietro la produzione in serie di auto elettriche, ha costi talmente elevati che se la possono permettere solo alcuni grandi gruppi automobilistici. E pure a fatica perché il mercato dell’auto è fatto ahimè di segmenti (necessiterebbe di un modello di auto elettrica per segmento a brand…) La Volksvagen per elettrificare la sua gamma ha pianificato di investire 44 miliardi di Euro da qui al 2023.

La seconda. I distributori mondiali hanno piazzali pieni zeppi di auto termiche per ciascun segmento, e non sanno che farne, una montagna di soldi li fermi a marcire sotto le intemperie. Per forza devono in qualche modo ripropinarcele o con la storia del valore futuro garantito, o del noleggio, sbandierando la longevità del diesel a più non posso. Fino a quando non le avranno smaltite tutte, di auto elettriche ne vedremo ben poche per strada.

La terza. Di natura macroeconomica: i produttori e distributori di petrolio remano ovviamente contro. Tant’è che per speculare sul prezzo del barile e farlo crescere, da un paio d’anni i governi crude oil si son messi a ridurre l’offerta grazie alla creazione di imprevisti ad hoc. Quali? Ad esempio facendo saltare in aria i pozzi o le petroliere in giro per gli oceani. Creano tensione sui mercati, fanno lievitare i prezzi, ed intascano subito quei miliardi di euro in più che verranno a mancare dalle loro tasche fra poco meno di un decennio quando la domanda calerà fisiologicamente.

Dieci anni. Forse è questo il limite temporale minimo prima che si concretizzi la vera era dell’auto elettrica. Ipotesi certo ottimistica, viste le potenze avverse in gioco.

In questo eterno lasso di tempo in cui regna l’ozio, il disinteresse incosciente, l’anarchia da parte delle grandi case automobilistiche, il settore auto rimarrà totalmente sguarnito, in balia di forti correnti e di nuovi predatori.

In un mondo dove l’informazione corre alla velocità dei bit, incessantemente, nuove interessi trans settoriali spingono verso nuove opportunità di business e con essi quelli delle grandi società internet quali Amazon, Facebook, Apple, Alphabet, Alibaba per citarne solo alcune. Sono le aziende a più elevata capitalizzazione al mondo. Da sole in quattro fanno il pil terrestre. Il resto? Solo spicci…

Costoro, a differenza di FCA, Toyota, Volksvagen, non pensano, ma agiscono perché non hanno bisogno di indagare prima quanto costa fare. Vogliono quella cosa, se la prendono.

Gli interessi che le grandi compagnie internet rivendicano sul settore auto risultano strategici ma soprattutto complementari al potenziamento dei loro core business.

Credete che la sola Apple non disponga di tecnologie in grado di sviluppare l’iSuv elettrico da connettere a Siri ed ai suoi apparati hardware in automatico? Ed oltretutto che sia impossibilita a farlo ad un costo inferiore rispetto ad una casa automobilistica tradizionale?

O che debba per forza acquisire il know how Volksvagen o di altro brand? Potrebbe lanciare una opa su Volksvagen domani se solo volesse, la Apple o Alphabet che sia. Alphabet ha in corso numerose partnership per l’implementazione e lo sviluppo dei suoi sistemi di guida autonoma. Perché essendo un motore di ricerca ha enorme interesse a mostrare i suoi annunci ed i suoi prodotti ai passeggeri delle auto tele guidate. Quanto guadagnerà Alphabet da un annuncio del genere? Moltiplicatelo per tutte le auto Alphabet nel mondo…

Stanno giocando come il gatto col topo, le stanno ancora studiando a distanza, va a finire che se le mangeranno…

Pensate che Amazon abbia meno interessi in un contesto così ricco? Capite l’importanza strategica di comunicare o di poter condurre un’auto in prossimità di un punto di ritiro Amazon o di un prodotto / servizio che è nella vostra lista dei desideri ad un prezzo particolarmente allettante? Significa che molto probabilmente sarà acquistato. O di un auto che vi pianifica la spesa scaricando la lista direttamente dallo smartphone basando tutto sul percorso che abitualmente fate?

Conoscono già tutte le nostre abitudini, spostamenti, basta condurci li…

E di facebook che grazie alla sua micro auto elettrica vi guiderà direttamente all’evento senza neppure toccare il volante?

Siete sicuri che produrre un auto elettrica per Volksvagen, che paradossalmente era l’auto del popolo tedesco, sia più semplice rispetto a facebook che è il popolo mondiale per antonomasia? Ho i miei dubbi perché siamo di fronte ad un crinale, una spaccatura, una evoluzione così grande in cui tutto quello che è stato fatto prima dell’elettrico, motoristicamente parlando, varrà veramente poco. Neanche il volante rimarrà tondo, non ci sarà più nemmeno bisogno del componente “volante” tanto per intenderci.

facebook potrebbe vendersela da se la sua auto e farlo senza l’ausilio di concessionari, come Tesla, ma dalla posizione privilegiata del suo social, mettendo alle strette VW o chi come essa.

Un forte vento di rivoluzione è dunque in arrivo. E le vere rivoluzioni sono come le guerre, per essere tali devono prima procurare distruzione e sofferenza di massa.

Con la rivoluzione elettrica l’intero know how automobilistico di inizio millennio vanto dei brand più blasonati verrà azzerato letteralmente, dimenticato, per ripartire con una strategia di acquisizioni in cui le internet company saranno le protagoniste assolute della scena, dando vita così ad autovetture intelligenti dove connettività a 360 gradi e propulsione elettrica si fonderanno insieme in un nuovo concetto di mobilità.

Assisteremo ad una dematerializzazione degli attuali brand automobilistici, che diventeranno semplici etichette da applicare su tecnologie sviluppate dalle internet company.

Chi tra esse entrerà con irruenza nel settore automobilistico prima delle altre, avrà in mano l’oro del terzo millennio.

E voi, automobilisti green, che auto vorreste nel vostro garage, una Apple, facebook, Alphabet o Twitter?

Hai Bisogno di supporto per la tua Azienda?

Cliccando sul pulsante "Invia Richiesta" acconsenti al trattamento dei tuoi dati personali al fine di ricevere una risposta alla richiesta, come indicato nella Privacy Policy.

Iscriviti alla Newsletter

Call Now ButtonChiama ora
CHIUDI
CHIUDI